Una ricerca molto interessante, commissionata da SHRM, Society for Human  Resources Management, la più grande associazione di professionisti HR del mondo, e presentata oggi in una conferenza alla presenza dei Direttori Generali di WHO ed ILO e del Segretario Generale dell’ITUC, ci mostra quali sono state le più grandi sfide e le conseguenti risposte che le aziende americane hanno dato alla crisi del COVID/19.

Fa riflettere che, in una società in cui noi Italiani crediamo che la propensione a lavorare in maniera agile sia molto più alta che nel nostro paese, il 71% del campione dichiari che adattarsi al remote working sia stata la sfida maggiore da affrontare e che, direttamente collegato a questo fattore, per il 65% degli intervistati sia stato il problema di mantenere alto il morale dei dipendenti. In generale, 1/3 delle aziende dichiarano di riscontrare grandi difficoltà a gestire la cultura aziendale in questo momento di crisi ed a mantenere la produttività dei dipendenti ad un livello adeguato nonché a regolare tutte le spettanze (ferie, permessi, ecc) dei lavoratori in smart working.

Ancora più interessante è la risposta che le aziende hanno dato alla crisi generata dal COVID/19: il 40% ha deciso di chiudere specifici business mentre nell’83% dei casi si è adeguato fortemente il modello di business gestito fino a prima della crisi. Quello che però è ancora più sorprendente è che, oltre al fatto che la metà di loro – coerentemente – ha sospeso ogni attività di ricerca del personale, il 31% del campione ha tagliato in maniera sostanziale la forza lavoro licenziando dipendenti ed il 15% dichiara non volerla più reintegrare.

Siamo abituati alla profonda differenza tra il welfare italiano e le dinamiche di mercato americane ma queste appaiono ancor più accentuate se, continuando nell’analisi, osserviamo che il 38% delle aziende ha ridotto l’orario di lavoro ed il 19% ha ridotto gli stipendi dei dipendenti.

Ovviamente, come in ogni crisi, oltre alle difficoltà aumentano anche le opportunità. Ed allora, a fianco ad un 14% di imprese che dichiarano di aver aumentato il proprio headcount e ad un 10% che dichiarano di volerlo fare in futuro, dalla ricerca di SHRM emergono alcuni trend che segneranno il mondo del lavoro dei prossimi anni. In particolare:

  • Lo smart working entrerà nella cultura organizzativa di tutte le aziende, rimuovendo gli ostacoli che ne hanno reso difficile l’accettazione in passato
  • La “remotizzazione” del lavoro renderà più facile attrarre ed assumere talenti superando il problema della mobilità oggi richiesta da molte aziende che, anche in Italia, hanno difficoltà a raggiungere professionisti in quanto localizzate in sedi non appetibili dai candidati
  • La formazione virtuale e digitale diventerà lo standard e permetterà di ridurre fortemente i tempi di reskilling/upskilling dei dipendenti
  • Il forte sviluppo di piattaforme collaborative nonché di applicazioni di realtà virtuale renderà più facile il teamwork in ottica progettuale
  • Le organizzazioni, e le Risorse Umane in particolar modo, dovranno trasformarsi in custodi attenti della salute, del benessere dei dipendenti per garantire un’efficace continuità del business.

Dati significativi dunque che riflettono la difficoltà del momento e le modalità tipicamente americane di affrontarlo ma che ci danno anche una visione prospettica sulle trasformazioni in atto che diventeranno nel breve periodo la normalità all’interno delle aziende

Dario De Gregorio – SHRM SCP

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